sabato 30 novembre 2013

NIVES RIPAMONTI GOLIN


Moglie di Alfonso, impiegato, viaggiatore e rappresentante dal 1932-1933 agli anni Ottanta.
Le nostre famiglie sono legate da una lunghissima e solida amicizia. I nostri ricordi
sono un po’ vaghi. La pregherei di voler riportare l’esperienza professionale di suo
marito.

Direi che è stato quasi il destino a determinare, come in tantissimi altri
casi, la mia vita, al fianco di Alfonso.
Era il luglio del 1947 ed ero a Casteltesino, in vacanza, assieme a mia sorella. Lì ebbi la fortuna di conoscere la signora Maddalena, moglie del dottor Los,
che si trovava nel medesimo mio albergo.
Era una signora gentile ma isolata e, molto di frequente sola, intenta a
leggere o scrivere. Essendo la lettura anche una delle mie passioni, questo fu
il legame che ci spinse ad allacciare un’amicizia che si rivelò subito piena di
interessi e passioni in comune.
Una sera, come tante altre volte, il marito venne a trovarla ma questa volta
era accompagnato da Alfonso. Cenammo allo stesso tavolo e quella fu la prima
occasione che ebbi per conoscerlo.

Durante i restanti giorni della mia vacanza ebbi occasione di approfondire,
con quella che oramai era diventata la mia amica, il discorso su Alfonso. La
signora conosceva molti particolari del rapporto tra il dottor Los e Alfonso,
segno evidente che il marito gliene aveva parlato spesso, essendo Alfonso uno
dei suoi migliori amici.
Entrambi da giovani vivevano a ridosso della Pieve di Santa Maria, Alfonso era dirimpettaio del nonno di Ferruccio. Da adulti poi trascorrevano insieme gran parte del loro tempo libero dedicandosi alla comune passione per la montagna. Ma spesso nelle domeniche o nei giorni di festa, passeggiavano assieme ad altri amici nelle colline o giocavano a scacchi, gioco molto diffuso a quell’epoca nelle case e nei bar di Marostica.
La nostra unione, che avvenne nel 1950, fu da subito solida e intensa, presto
allietata dalla nascita di due figli.
Anche il fatto che il dottor Los fosse direttore della “Belfe” determinò la
scelta che Alfonso fece, quando, dopo una esperienza in banca, cominciò a
lavorare per la ditta di abbigliamento.
Ciò accadde nel 1933. Subito divenne viaggiatore di commercio per l’abbigliamento civile (“ICA”) per l’area di Nord-Ovest, area di particolare impor
tanza perché costituiva e costituisce tutt’ora il cosiddetto triangolo industriale.
Ben presto però, essendo cessata l’attività della “ICA” passò, come tanti altri
viaggiatori “Belfe”, all’abbigliamento sportivo (“IAS”) per la medesima zona,
di cui diventò poi anche ispettore.
Questo ci portò ovviamente a vivere a Milano.

Lei vive tutt’ora a Milano, dove risiedono anche i suoi figli. Quali sono i suoi ricordi dell’attività milanese di “Belfe”? Nel 1949 Milano era diventata sede del Centro Italiano Moda, allora costituitosi. Ha ricordi dell’eleganza in quegli anni? La domanda viene spontanea pensando alla sua particolare sensibilità artistica e agli accostamenti cromatici dei suoi quadri di cui ci ha fatto gentile dono. Passando a “Veneziani Sport”, cosa ricorda?

Per un certo periodo, dopo che venne chiuso l’ufficio di Piazza del Duomo,
la sede sociale della società venne trasferita anche presso la nostra abitazione,
prima di essere portata a Vicenza.
Dell’esperienza di Jole Veneziani conosco qualche particolare che Alfonso
mi raccontò, essendo avvenuta agli inizi della nostra conoscenza.
Alfonso mi raccontava che fu un periodo fecondo di idee per l’azienda anche se incise molto dal punto di vista economico nei bilanci della stessa. Praticamente i capi erano pezzi unici e trattati e rifiniti con la massima cura.
Ricordo che volentieri sostavo per ammirare il negozio di “Veneziani Sport” in via Montenapoleone. Negli anni Cinquanta la via costituiva già il cuore dell’eleganza milanese. Il negozio ha poi mantenuto la sua denominazione fino ai giorni nostri.

Lì mi fermavo, e mi fermo tutt’ora ben volentieri, quando mi capita, ad
ammirare l’eleganza e gli accostamenti cromatici che i capi esposti presentano
e presentavano già fin d’allora.

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