sabato 2 novembre 2013

Antonietta Guerra Bonomo
Magazziniera e impiegata dal 1928 al 1943.



Ci racconti un po’ della sua vita e di come è entrata a lavorare nella “Belloni, Festa & C.”.

Ho vissuto la mia infanzia nel difficile periodo della ricostruzione e della
ripresa della normalità dopo la fine del primo conflitto mondiale. Appena la
formazione scolastica me lo permise, ho dovuto cercarmi un lavoro per aiu-
tare economicamente la famiglia. Così nel 1928 sono entrata giovanissima a
lavorare, come magazziniera, nella “Belloni, Festa & C.”, che allora produceva
quasi esclusivamente cappelli di paglia.
La signora Ada Costamagna Festa, anche lei per molti anni insegnante,
spesso chiedeva notizie alle maestre di scuola sulle ragazze che lavoravano
nell’azienda del marito. Venne a sapere così, dalla mia insegnante, che a scuola
ero stata un’alunna diligente, sveglia e studiosa. Convinse quindi il marito a
mettermi alla prova in un lavoro più impegnativo. Dopo un anno infatti venni
assegnata, in prova, agli uffici.

Come ha conosciuto Ferruccio Los?

Conobbi il dottor Los quando venni proposta per un lavoro in ufficio, poiché era anche il responsabile degli impiegati. Con lui ebbi da subito un ottimo rapporto. Mi ha insegnato a lavorare come, del resto, ha insegnato a lavorare anche a tanti altri. Allora la società era ancora agli inizi e non aveva un organico molto numeroso.


Ricorda com’era organizzato il lavoro di ufficio allora?

Per molti anni addetti agli uffici eravamo in pochi, anche perché, nella
mentalità di allora, il lavoro impiegatizio era considerato una mansione non
produttiva e quindi un peso nell’economia di un’azienda.
Nel periodo antecedente la Seconda Guerra mondiale, in ufficio, oltre a me agli acquisti, c’era il seguente organico: Lena Salin alla contabilità e cassa, Lino Badocco alle vendite, Margherita Viero, segretaria, supporto e aiuto degli
altri, Italia Costa alle paghe.
Tutti lavoravamo in una grande stanza comunicante con l’ufficio del dottor Los, direttore dell’azienda.
Erano anni molto duri e si lavorava anche sodo, ma poi spesso ci si ritrovava fuori dal lavoro, si scherzava e ci si divertiva assieme. Ricordo molte gite
fatte con colleghi e colleghe.


Sappiamo che l’azienda rappresentava allora una delle poche possibilità di lavoro nella comunità di Marostica dove, specialmente per gli uomini, era veramente difficile trovare un impiego senza essere costretti all’emigrazione. Com’era l’ambiente e quali possibilità c’erano di continuare a lavorare con una guerra oramai alle porte?






Nei difficili anni seguiti all’entrata in guerra, il lavoro era garantito solo
dalle commesse dell’esercito. Spesso le maestranze lavoravano “per il magazzino”, così da poter avere un qualche sostentamento economico a fine mese.
Ricordo una confidenza del dottor Los riguardo all’acquisto particolarmente
impegnativo di una grossa quantità di tessuto di lana tipo knickerbocker che gli
veniva offerta a un prezzo assai vantaggioso. Il momento veramente difficile lo
rendeva molto titubante circa l’opportunità di accettare l’offerta, a fronte della
quale doveva impegnare una quantità rilevante di risorse economiche.
 
Ci racconti come la sua vita sia radicalmente cambiata quando, l’11 febbraio 1943, si è sposata con Marco Bonomo. Suo marito, industriale locale, tra il 1951 e il 1955 è stato anche sindaco della città. Tra l’altro, si distinse particolarmente per l’intensa attività per alleviare i problemi delle vittime della tragica alluvione del Polesine del 14 novembre 1951, nonché nei confronti della nostra comunità durante lo straripamento del torrente Longhella il 9 giugno 1953. Questi fatti, oltre al plauso di tutta la comunità, gli valsero anche l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Durante la sua amministrazione, da appassionato scacchista quale è sempre stato, realizzò il suo sogno: rifare la pavimentazione della piazza inserendo la marmorea scacchiera gigante per ambientare in piazza una nuova edizione della partita a scacchi giocata nel 1923, cosa che gli riuscì nel 1954.

La mia vita cambiò in maniera veramente inaspettata. Fu allietata anche dalla nascita di otto figli e quindi non mi rimase molto tempo per dedicarmi ad altre cose, ma la mia esperienza di lavoro alla “Belloni, Festa & C.” mi lasciò un ricordo indelebile. Non solo una grande nostalgia di quell’ambiente eccezionale, ma quanto imparai allora mi servì enormemente in seguito quando, nonostante i figli, riuscii a dedicarmi all’organizzazione degli uffici dell’azienda di mio marito.
Per tutti questi motivi ricorderò sempre con affetto e gratitudine il dottor
Los.

Ha qualche altro ricordo del suo lavoro?

Un giorno, qualche tempo dopo il mio matrimonio, portando a spasso in carrozzina la mia primogenita, incontrai il dottor Los.
In tale occasione mi raccontò di aver poi deciso di acquistare il tessuto di cui ho parlato prima. Con tale acquisto, mi disse, aveva fatto produrre una grande quantità di capi, così da tenere occupata tanta manodopera in quel difficile periodo di guerra. L’azienda inoltre aveva realizzato anche un cospicuo guadagno con la vendita di quei capi.
È sempre stato un grosso problema, per aziende di quel genere, avere una
continuità di lavoro tutto l’anno e bisogna riconoscere che, solo grazie ad amministratori veramente bravi e capaci, si riusciva a trovare qualcosa da produrre per tenere occupata tanta manodopera e farla lavorare durante tutto l’anno senza interruzioni.






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