Scheletri
lignei sparsi nel giardino, poco rigoglioso e troppo umido vicino
alla casa, un blocco di cemento spuntava tra terra e piccole chiazze
di verde per assolvere la funzione di garage.
Un enorme
salotto gelido e silenzioso immagazzinava il più possibile gli
antichi mobili ultima testimonianza della casata del professor Torre,
padre di Bianca.
La parte
ereditata dai cugini Torre era stata lasciata trafugare da chissachì
nella casa di montagna, non per speculare su qualche assicurazione,
ma per indifferenza a secoli di storia e tradizione famigliare.
Così
Bianca portava con se tutto quello che restava di suo padre e del suo
nome, per farlo vivere in quella che credeva essere la sua nuova casa
circondandosi di tutto quello che le restava da amare.
Ma quello
che noi veramente siamo, può esser trovato solo da noi stessi, e
possiamo mescolarci tra la gente, ignara di tutto ciò che ci
appartiene, e il non far trapelare i nostri tesori sconfina col
delegittimare la proprietà privata, poichè Bianca traslocava quello
che stava nella sua casa in toscana, in una casa non più sua, ma anche
della signora Torre, utile tramite per inserire gli interessi dei
Flocs nella sua eredità. Non contenti di questo, si fece fare a
Bianca un testamento, a favore della madre, per escludere la
sorellastra di Bianca, che si era allontanata dalla nuova famiglia
del padre molti anni or sono.

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