Un
periodo assai fiorente per Chesstown, grazie all’industria della
paglia, risale agli inizi del’900, un’epoca che vide la
costruzione di numerose ville liberty.
Tuttavia,
qualcuno pensa che lo stile in sè abbia qualcosa che non va per
questo fuori delle mura una villa di quel periodo si ritrova
invenduta e disabitata da decenni. Forse per la posizione, due case,
in centro sono state restaurate in modo da rispettare più le scelte
dei padroni che i canoni liberty.
In
una vediamo una singolare forma di pubblicità occulta nel
rispecchiare molto più i gusti dei gelati venduti dal proprietario
che quelli dell’epoca. Il noto copywriter Domenico Colella potrebbe
pensare che le sue “idee fresche di giornata” hanno un degno
rivale!
Un
altro edificio, adibito ad ospitare studi medici, si procura nuovi
pazienti tra i passanti che si imbattono negli allucinanti colori
delle sue mura.
Più
di un’allucinazione è meglio definire un sogno infranto di nome e
di fatto, il famoso “cinema teatro Politeama”.
Sopravvivono
i buffoni, gli arlecchin batocio e i politicanti (scusate la
tautologia), ma non i loro palcoscenici, obsoleti di fronte alle
continue mutazioni genetiche.
“In
medio stat virtus” pertanto i nuovi architetti, con la precarietà
delle loro opere sembrano abbastanza moderni da adattare la loro
scienza ai tempi che scorrono via tra alluvioni.
In
fondo cos’è un’infiltrazione confrontata con uno tsunami?
Arte
che imita la natura senza eguagliare la sua maestra!

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